Di Datri Ishaya
In un mondo che vibra di urgenza – con notifiche che squillano come campanelli troppo impazienti, scadenze che ci vengono incontro con precisione militare, titoli dei giornali che insistono nel dire che il cielo sta per crollare – ancora una volta, la quiete può sembrare un bene di lusso, l’equivalente spirituale di una borsa firmata. E chi non ama una borsa firmata!
Ma la quiete non è assenza di movimento, è presenza di consapevolezza. È il centro tranquillo nel mezzo del vortice, il terreno saldo nella corsa sfrenata. Continuiamo ad aspettare che il mondo si calmi prima di farlo noi, il che è buffo – perché la vita raramente ne prende atto.

La quiete non è passiva. È ascolto attivo. È il momento tra un respiro e l’altro in cui il cuore parla. È lo spazio tranquillo in cui sboccia la chiarezza – di solito proprio dopo che abbiamo smesso di cercare di forzarla.
La vita moderna, tuttavia, è una sinfonia di distrazioni. Scrolliamo tra profili curati su piattaforme progettate per farci continuare a scrollare. Mandiamo messaggi ed e-mail a casaccio, come se il mondo potesse crollare se non rispondiamo entro 0,7 secondi. Riempiamo i silenzi con la radio, la TV, i podcast o il familiare ronzio del frigorifero che ci tiene compagnia.
Persino il riposo è diventato una performance e viene monitorato: «Ho dormito otto ore stanotte», annunciamo – «me l’ha detto il mio orologio» – quasi ad aspettarci un applauso.
Sotto la superficie di tutta questa frenesia si nasconde una fame più profonda: di connessione, di pace, di qualcosa di reale. La quiete ci invita a fermarci. A notare il peso dei nostri stessi pensieri, le voci nella nostra testa che non sono ciò che siamo.
L'esperienza Della Quiete è Sempre a Nostra Disposizione
Un tempo pensavo che la quiete richiedesse un ambiente perfetto. Poi, un pomeriggio, l’ho notata per caso mentre ero in coda al supermercato, da qualche parte tra i fagioli in scatola e il cioccolato da acquisto compulsivo.
Non si tratta di allontanarsi dalla vita, ma di addentrarvisi più profondamente. Non servono attrezzature speciali né “aggiornamenti” spirituali, solo il semplice atto di prestare attenzione.
attrezzature speciali né “aggiornamenti” spirituali, solo il semplice atto di prestare attenzione. Non si tratta di zittire la mente, ma di diventare suoi amici. Quando ci riposiamo nella quiete, iniziamo a vedere gli schemi che ci guidano: la lotta, le prove mentali, la tendenza a pensare al peggio, i circoli viziosi del tipo"Sarò felice quando…"Impariamo ad accoglierci con gentilezza. Ricordiamo che non siamo i nostri pensieri, ma lo spazio che li contiene.

E a volte, se siamo fortunati, riusciamo persino a ridere delle buffonate della mente, come quando ci rendiamo conto di aver passato dieci minuti a discutere nella nostra testa con qualcuno che non è nemmeno nella stanza. (Ha vinto la discussione, ovviamente. Vince sempre. E tu avresti potuto fare molto meglio!)
In una cultura che equipara il valore alla velocità e ai risultati, scegliere la quiete è un atto di ribellione. Significa dire: "Sono abbastanza, anche quando non mi sto sforzando. Sono completo, anche quando non sto spuntando caselle".
La quiete è spaziosa. Fa spazio alla creatività, alla guarigione, all’amore. Ci permette di rispondere anziché reagire. Di vivere in modo intenzionale, non automatico.
Di essere qui, non altrove.
La quiete ha anche il senso dell’umorismo. Aspetta pazientemente mentre noi corriamo qua e là cercando di “trovarla”, come un mazzo di chiavi che avevamo in mano fin dall’inizio. Quando la dimentichiamo, non si offende. Non richiede posizioni yoga all’alba, frullati verdi alle prime luci del giorno, né un programma di attività di crescita personale che sfinirebbe un monaco, figuriamoci un influencer di Instagram. Si limita a sussurrare:"Sono qui", ogni volta che ci ricordiamo di ascoltarla.
Un Invito Cordiale
Mentre vivi la tua giornata, presta attenzione ai momenti che invitano a pause naturali:
• Gli uccelli che cantano i loro pettegolezzi mattutini.
• Il calore del caffè tra le tue mani.
• Il sapore del cibo prima che la tua mente gli attribuisca un’etichetta.
• Il respiro che ti rilassa il petto.
• Il tramonto che non si lascia mettere fretta.
Lascia che siano questi i tuoi maestri. Lascia che la quiete sia il tuo rifugio. Non sei indietro. Non sei in ritardo.

Sei esattamente dove dovresti essere. E questo basta.
E così, torniamo a questo mondo frenetico che brulica di urgenza. Le notifiche continueranno a suonare. Le scadenze continueranno a incombere. I titoli dei giornali continueranno a insistere che il cielo sta per crollare. La vita non rallenterà da sola, ma tu puoi farlo.
La quiete non è qualcosa che ti guadagni. È qualcosa a cui torni.
È il punto fermo sotto la frenesia, il terreno saldo nella corsa, il luogo dentro di te che non è mai stato scosso, mai sopraffatto, mai stato altro che integro.
La vita continuerà a lanciarti segnali, rumori, scadenze e qualche occasionale vacillamento esistenziale. Il mondo non diventerà improvvisamente più tranquillo solo perché abbiamo deciso di esserlo. Ma la quiete non ha bisogno che il mondo collabori; ha bisogno solo di un momento della nostra attenzione.

E quel momento è adesso.
Ed ecco la parte che mi fa sempre sorridere…
La quiete non si è mai nascosta a noi.
Solo che stavamo scrollando.







